1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?
L’idea di una società alternativa è necessaria, perché gli inconvenienti dell’organizzazione della società attuale sono sempre più gravi. Sicuramente sono dovuti anche alla natura umana, e quindi non sono facili da eliminare neppure in una società alternativa.
Ogni “rivoluzione” o “conversione” può partire con le migliori intenzioni, ma le conseguenze non sono facilmente prevedibili e gestibili. Occorre molto impegno e molta intelligenza collettiva e non è sicuro che sia sufficiente; ma non ci si può neppure rassegnare all’esistente, ognuno ha la responsabilità di contribuire a camminare verso il meglio e a testimoniare col proprio comportamento un modo diverso di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente.

  1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

Si, il PROFITTO è ciò che muove le azioni in questa economia, insieme al POTERE.
La sua ricerca incondizionata è il guaio, il fatto di essere l’unico criterio di scelta e di non avere limiti. Anche la CRESCITA ECONOMICA come obbligo e condizione di benessere è dannosa e misurare col PIL lo sviluppo di un paese: le persone sono portate a pensare che se il PIL cresce, tutti staranno meglio. Dobbiamo chiarire che la crescita comporta malessere per persone e ambiente e cercare un indice di benessere alternativo.
L’idea della CURA è adeguata ma forse non sufficiente; va spiegato meglio che le scelte vanno fatte per far star meglio le persone, stabilire insieme alcuni criteri di condizioni di base essenziali: accessibilità ai beni comuni, educazione, ambiente (aria, acqua, cibo, ecosistema) sano, prevenzione primaria (non solo stile di vita personale, ma soprattutto eliminazione o almeno riduzione dell’inquinamento chimico ed elettromagnetico che è causa di malattie). Tutti dovrebbero avere l’essenziale e vanno posti limiti ai cattivi impieghi del capitale (es produzione di armi, produzioni dannose per il clima, …).

  1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

E’ indispensabile ci siano progetti politici concreti e anche cercare di sperimentare dove possibile quello che si propone.

  1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

Sono personalmente interessata al processo di convergenza, utile per scambiare conoscenze e valori delle varie persone e dei movimenti coinvolti; in particolare a ciò che riguarda ambiente, pace, salute e democrazia. Anche se poi è difficile seguire e partecipare.

  1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, su SdC e sul da farsi

Mi piacerebbe nella SdC una minore acquiescenza nei confronti della campagna vaccinale in Italia e in Europa: molte domande andrebbero poste sull’utilità di vaccinare durante un’epidemia, sull’obbligo ad alcune categorie di sottoporsi ad un vaccino sperimentale approvato dichiarando che non esistono cure per il covid 19, sul considerare chi non si vuole sottoporre a vaccinazione come egoista pericoloso per gli altri (il vaccino non impedisce di ammalarsi, quindi anche i vaccinati sono pericolosi), i vari ricatti tramite il green pass.