1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

Questa attuale società viene da lontano.
Dopo la guerra, c’era la potenzialità di edificare un mondo diverso, anche perchè nelle persone erano ben presenti gli orrori causati dai regimi totalitari degli anni ’30 (ingrassati dal consenso dei popoli…. non dimentichiamolo). 
In Italia, in particolare, non è stata fatta una seria epurazione di tutti gli apparati presenti durante il Fascismo, e quindi ci siamo trovati, ad esempio, all’epoca di Pinelli, ad avere come questore Marcello Guida…. e potrei citarne un’infinità. D’altra parte, l’Italia era e si è dimostrato un paese destrorso, dove le persone, indipendentemente dal colore politico, difendono i loro possedimenti privati coi denti e con le unghie.
Partendo dall’episodio dell’ex ministro democristiano Fiorentino Sullo, che nel 1964 voleva regolamentare gli immobili, e dalla fine che ha fatto, si è arrivati alle stragi di stato, volute da apparati governativi e pseudo (Affari Riservati) che non tolleravano l’ondata di richieste da parte del popolo che aveva caratterizzato il ’68/’69, e l’unico sistema era quello solito… il migliore… organizzare attentati, depistando a sfavore degli Anarchici e degli Estremisti di Sinistra, in modo da ottenere richieste di governo forte da parte della cosiddetta “maggioranza silenziosa”. Fortunatamente, i tentativi di colpo di stato degli anni ’70 non andarono a buon fine, a causa della massa critica della controparte, e quindi occorreva ridurre drasticamente questa massa. Come hanno fatto? Si è cominciao alla Fiat, nel luglio ’79, cogli operai stravaganti post ’77 sconfessati dal PCI, poi nell’autunno seguente, coi ’61, e definitivamente coll’operazione Romiti. Intanto, i mass media hanno fatto di tutto per cancellare dalle generazioni il ricordo e la memoria degli anni ’70, proponendo la società capitalistica definitiva in modo estremamente subdolo, in modo che i cervelli l’assorbissero gradualmente, come un male, che una volta contratto sarebbe stato molto più difficile estirpare. Negli altri paesi hanno fatto molto prima, ma almeno fino agli anni ’80 un barlume di stato sociale, specie nel Nord Europa, era rimasto. Qui in Italia è durato più a lungo, e il compimento finale della Controrivoluzione è avvenuto con la vittoria di Berlusconi, nel 1994. I movimenti nati dopo, non hanno avuto vita facile, e sono stati repressi nel sangue (2001).

Che fare attualmente? 

Credo fondamentale non avere alcun parlume di pallidissima idea di formare movimenti o partiti perchè un giorno possano governare. Io rifiuto il potere: non voglio subirlo ne’ esercitarlo. Occorre invece creare situazioni, per mezzo di un movimento di opinione, che possa mettersi di traverso e coinvolgere un numero sempre più grande di persone. Sulla possibilità di riuscirvi ho enormi dubbi, non solo per il disinteresse della gente comune, ma perchè, per farlo seriamente, si andrebbero per forza a mettere in discussione privilegi e orticelli a cui nessuno che ho conosciuto vuole rinunciare… la vedo quindi molto dura.

  1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

C’è un’intera società e i relativi valori che vanno completamente rimessi in discussione. Tutti ne facciamo parte. Il profitto muove gran parte delle azioni e delle vicende che vi si verificano. Ma credo fermamente che non si possa cercare il dialogo con chi è alle istituzioni, perchè è sordo… farebbe solo finta di ascoltarci…. occorre, come già detto, creare un movimento che faccia riflettere ogni persona su tutti gli aspetti di questa società, ma che non aspiri ad andare al governo, ne’ a ricoprire alcuna carica di piccolo potere, persino nei gruppi in cui questo si discute.

  1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

Seguirò… staremo a vedere… sono scettico…

  1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

Già detto nei punti precedenti.

  1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

Io ho tante cose in testa… di natura prettamente culturale, perchè solo innalzando il livello culturale delle persone si potrà fare si che possano compiere quel salto di qualità verso nuove idee e verso una nuova società. Per ora preferisco occuparmi delle mie attività culturali e artistiche… anche perchè fanno parte della mia persona… e il personale è politico e viceversa… (non il privato, il personale)… ma non credo che queste mie attività possano interessare questo progetto.
Chiedo di essere tenuto in contatto tramite il forum sulle iniziative che seguiranno, ma per ora ho un altro tipo di rivoluzione in testa…