«Il padrone dell’impianto non potrà certo dire, come Eichmann, “Ho obbedito agli ordini”». Lo guardo, ha il volto arrossato e teso, le mascelle serrate. «Non ci sono attenuanti, quei disgraziati debbono pagare, e pagare caro» continua sbattendo le palpebre.

«Sono d’accordo, meritano il massimo della pena. Ricordo che chi è stato condannato per aver distrutto una vetrina ha preso nove anni di carcere. Però non sono sicuro che non abbiano ubbidito agli ordini». Si rabbuia, alza la voce. «Ma che dici? Gli ordini di chi?». «Calma, ripeto che debbono pagare. Se non ti agiti, ti rispondo». Sembra calmarsi, così continuo. «Noi prima che alle leggi ubbidiamo alla nostra coscienza, è lei che ci dice cos’è il bene e cosa il male. La coscienza è prodotta in noi dall’esempio – sottolineo: dall’esempio, non da quel che dicono – dei genitori, e poi da quel che viene dall’ambiente in cui viviamo». «E allora?» E’ di nuovo rabbioso, vedo nei suoi occhi il sospetto che io voglia trovare una giustificazione per quell’orribile crimine. «Voi state sempre dalla parte dei colpevoli. Per loro perdono immediato, comprensione e sostegno. Bisognerebbe pensare di più alle vittime». «Ancora una volta sono d’accordo con te. Ma sta’ calmo e lasciami finire. Dalla nascita tutti noi siamo bombardati da un fiume di messaggi potenti, che sono i comportamenti di chi ci sta attorno, o che apprendiamo dai media, dai film, dalle canzoni ecc.. Questi messaggi formano la nostra coscienza e radicano in noi l’ubbidienza a certi comportamenti. Altri messaggi, invece, sono parole. Ci insegnano come si parla, quello che dobbiamo mostrare per essere considerati persone per bene. Questo secondo tipo di messaggi, che sentiamo ripetere e vediamo sulle labbra di tutte le persone autorevoli, dicono: le persone sono il valore supremo, gli altri vanno trattati come fratelli, nessun valore economico vale una sola vita, la vita umana viene prima del profitto ecc. ecc. Il primo messaggio, i comportamenti sono l’opposto, e dicono: “lo scopo della vita di ognuno è dimostrarsi più forte e competitivo degli altri. Vincere è glorioso, arricchirsi è glorioso, a qualunque costo. Posso anche rischiare la vita di altri per il guadagno, chiunque lo farebbe, a meno di non essere uno sciocco, un perdente smidollato e vigliacco. Ma TU no, tu sei un vincente, vero?” Ecco, per molti, forse in parte tutti, questa è la voce del padrone, a cui si sono abituati a ubbidire». Ora si è fatto pensoso, il viso stupefatto, un po’ imbambolato. «Ma ora saranno pentiti, avranno capito che non si può agire in quel modo». «No, ora pensano di essere stati solo sfortunati: “perché diavolo la fune principale doveva rompersi? Non doveva succedere, nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbe andata così. E’ stata una maledetta sfortuna, solo sfortuna”. Non hanno imparato niente, e molti che li condannano a parole (sempre le parole, solo bugie!) la pensano già così».

Pino Cosentino 29 maggio 2021