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- Data di Pubblicazione 25/05/2021
- Ultimo aggiornamento 25/05/2021
Fra le iniziative per il decennale dei Referendum del 2011 (per saperne di più: https://www.acquabenecomune.org/), che vide una clamorosa partecipazione dopo anni nei quali non si raggiunse il quorum e una straordinaria affermazione dei si che svuotarono improvvisamente di senso parole imperanti come privato e mercato, è stato lanciato un appello nell’imperiese rivolto alla cittadinanza, alle associazioni e ai movimenti.
Vuole essere un monito delle ragioni che, oggi come ieri, pongono la difesa dell’acqua e dei beni comuni, necessari ed emergenti al centro delle comunità locali.
L’emergenza sanitaria ha messo ancor più in evidenza che l’acqua è la prima cura e che senza i diritti fondamentali la nostra società è sempre più fragile. La natura sindemica della pandemia dimostra che quanto accaduto non è un evento occasionale, ma favorito dalla relazione troppo spesso irresponsabile tra le attività dell’uomo e le delicate condizioni ambientali.
Le soluzioni individuate nel PNRR ripropongono le stesse privatizzazioni di allora, la finanza globale è sempre più spregiudicata nel fare profitto mentre la crisi climatica ed ambientale impongono una sempre più urgente inversione di rotta per la sua conservazione.
Queste tematiche sono evidenti in ogni territorio, oggi come ieri.
L’acqua e i beni comuni, il consumo di suolo, la privatizzazione dei servizi essenziali ed i beni del patrimonio pubblico sono ancora sotto attacco.
Lo spirito e gli obiettivi di quella stagione referendaria, sono quanto mai attuali e necessari per porre al centro i territori e le comunità di riferimento, e consentire ai Comuni, messi a dura prova da anni di austerità, di esercitare a pieno titolo la propria storica funzione pubblica e sociale.
Se non vogliamo che tutto torni come prima per non ripetere le scelte economiche ed ambientali che hanno prodotto le attuali crisi, va pretesa la sospensione del Patto di stabilità interno e del pareggio di bilancio per i Comuni, analogamente a quanto concesso dall’UE per gli Stati.
Va avviato un Piano di ripresa e resilienza dei territori.
Il presupposto per un nuovo sviluppo territoriale, che garantisca i diritti fondamentali e una reale transizione ecologica, è quello di sottrarre i servizi pubblici essenziali alle logiche del mercato, attraverso una nuova gestione partecipativa dei lavoratori e della cittadinanza, che vada oltre il pubblico, sia appunto comune.
C’è bisogno di un rilancio di quel protagonismo sociale che sappia rivendicare un Recovery PlanET, per costruire un’alternativa di società, la Società della cura (Per saperne di più: https://societadellacura.blogspot.com/), fuori dall’economia del profitto