Nella bocca del Drago

Nella bocca del Drago

Alex Zanotelli – 01 Agosto 2021

In questa torrida estate, le temperature in Nordamerica hanno superato di 20 gradi le medie stagionali, toccando i 50 gradi nella British Columbia. In Siberia, vicino a Verchojansk le temperature hanno superato i 47 gradi, accelerando lo scioglimento del permafrost!

Ma anche in Europa stiamo toccando temperature sopra i 40 gradi. In Sicilia si sono sfiorati i 45 gradi. Tutto questo per l’Europa significa scioglimento dei ghiacciai, sempre meno piogge normali e invece sempre più spaventose tempeste che fanno solo danni.

È sempre più chiaro che la prima vittima del surriscaldamento è uno dei due beni comuni più preziosi che abbiamo: l’acqua. Un recente rapporto ONU prevede che, entro il 2050, ben cinque miliardi di persone vivranno in zone con carenza idrica.

L’Italia è uno dei paesi più colpiti in Europa dal dissesto idrico e, se non facciamo nulla, il rischio è di perdere il 50 per cento dell’acqua totale. È per questo che gli occhi della finanza e delle multinazionali si stanno posando sull’oro blu, dato che non potranno più lucrare sul petrolio.

La Finanza infatti negli USA ha già quotato in Borsa, a Wall Street, sorella acqua. E anche le multinazionali dell’acqua si stanno preparando all’assalto. E’ interessante notare che le due più potenti multinazionali dell’oro blu in Occidente, Veolia e Suez, si sono fuse in un unico colosso da 37 miliardi di fatturato.

È chiaro che nei prossimi anni sarà l’oro blu l’oggetto del desiderio. Il popolo italiano aveva fiutato questo pericolo, e con il Referendum (2011) aveva deciso che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene comune così prezioso.

Per questo abbiamo celebrato insieme il decimo anniversario del Referendum. In questi dieci anni ben otto governi si sono succeduti in questo paese e nessuno è stato capace di obbedire alla volontà popolare, come richiede la Costituzione. Il più grave dei tradimenti è venuto dai Cinque Stelle che avevano fatto della ripubblicizzazione dell’acqua la loro prima stella.

Ora, purtroppo, con il governo Draghi, siamo nella bocca del ‘Drago’, cioè della finanza. Infatti con il PNRR, Draghi mette a disposizione oltre duecento miliardi di euro per rilanciare l’economia, ma solo 4.38 miliardi di euro sono destinati all’acqua, un po’ pochi! Ma sopratutto nel PNRR c’è una paurosa spinta verso la privatizzazione dell’acqua su larga scala.

Il Piano vuole affidare il servizio idrico a gestori efficienti. Questo perché – secondo Draghi – “ il quadro nazionale è ancora caratterizzato da una gestione frammentata e inefficiente delle risorse idriche e da scarsa efficienza e capacità industriale dei soggetti attuatori nel settore idrico, soprattutto nel Mezzogiorno”.

Questo ritornello dell’incapacità del Mezzogiorno di gestire bene l’acqua, ritorna spesso nel PNRR. Una cosa mi sembra chiara: il modello idrico per Draghi sono le multiutility del Nord: Acea, Iren, A2a e Hera.

Infatti il Piano PNRR vuole “rafforzare il processo di industrializzazione del settore idrico, favorendo la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, con l’obiettivo di realizzare economie di scala”. Più chiaro di così! Si tratta quindi di un processo industriale, di una gestione affidata a grandi gruppi industriali.

E’ il mercato che decide le regole, la gestione ‘in house’ è l’eccezione. Anzi il Piano chiede che “in caso di mancato ricorso al mercato per la gestione dei servizi idrici, le amministrazioni locali devono dare una motivazione anticipata e rafforzata della loro decisione”.

In poche parole, tutto questo significa che i 4,38 miliardi verranno dati alle multiutilities del Nord perché gestiscano l’acqua del Sud. Non lo possiamo accettare!

Per questo mi appello a tutti i comitati del centro-sud perché si mobilitino contro questa grave eventualità. Anche la grande vittoria, che abbiamo ottenuto a Napoli con la ripubblicizzazione dell’acqua, potrebbe essere messa in discussione da questo processo di gestione industriale.

Per cui chiedo al Forum di aiutare i comitati del centro-sud a fare rete e a collegarsi per contestare questo piano diabolico. Per realizzare questo ritengo fondamentale ritrovarsi insieme l’11 settembre per decidere come reagire. Per realizzare questo chiedo aiuto anche al Forum. Sono sicuro che tutti insieme possiamo bloccare la privatizzazione dell’acqua al centro-sud.

I comitati del Mezzogiorno hanno già ottenuto delle splendide vittorie:  ad Agrigento si è appena costituita l’azienda speciale consortile e anche Siracusa ha scelto la strada della ripubblicizzazione dell’acqua.

Vorrei però ricordare ai comitati del centro-nord che questa politica di ‘industrializzazione del settore idrico’ del governo Draghi avrà effetti devastanti anche al Nord. Per questo chiedo al Forum, chiedo a tutti un altro sforzo per dire No a questo ennesimo attacco neoliberista all’acqua, la madre di tutta la vita su questo Pianeta.

Non possiamo permetterci di privatizzare anche la Madre. “L’acqua non è una merce”, ci ha detto con forza Papa Francesco. È un impegno radicale il nostro perché vinca la Vita!

SE DIECI ANNI VI SEMBRAN POCHI!

SE DIECI ANNI VI SEMBRAN POCHI!

Report riunione Coordinamento Nazionale Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – 23 Giugno 2021

Presenti: Comitato Acqua Pubblica Anzio-Nettuno, Comitato Acqua Pubblica Torino, Coordinamento Marchigiano dei Movimenti per l’Acqua Bene Comune, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Comitato Acqua Pubblica Ferrara, Coordinamento Regionale Acqua Bene Comune Emilia Romagna, Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua, Comitato Savonese Acqua Bene Comune, Comitato Acqua Pubblica Varese, Comitato Acqua Pubblica Napoli, Comitato Milanese Acqua Pubblica, Comitato Acqua Pubblica Salerno, Comitato Acqua Bene Comune – Beni Comuni Pubblici di Alezio-Lecce, Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

O.d.G
Mercoledì 23 Marzo 2021 (ore 21.00 – 23.00)

  • valutazione della mobilitazione per il decennale del referendum;
  • discussione sulla ripresa delle attività dopo la pausa estiva;
  • varie ed eventuali.

La discussione ha visto emergere una sostanziale condivisione rispetto al giudizio positivo della mobilitazione realizzata per il decennale del referendum.

A livello territoriale si è registrata un’attivazione che non si riscontrava da diversi anni con l’organizzazione di oltre 40 iniziative diffuse da nord a sud.

La manifestazione nazionale del 12 giugno ha visto una partecipazione significativa, non tanto numericamente, ma soprattutto per la varietà e il gran numero di realtà che hanno deciso di prendervi parte.

L’iniziativa on line del 13 giugno a carattere internazionale ha visto interventi molto qualificati e interessanti oltre a  una buona partecipazione di pubblico. Si è trattato di un momento di confronto utile da cui è emerso un quadro dei processi di ripubblicizzazione che presenta tratti comuni da valorizzare. E’ stato espresso un particolare ringraziamento a tutti i relatori e a coloro che hanno lavorato per la buona riuscita del dibattito. A riguardo si è deciso di segnalare i video degli interventi ai parlamentari.

In generale si è valutato come il valore aggiunto della mobilitazione sia stata l’opportunità di riattivare relazioni e rapporti con diverse realtà tanto a livello nazionale quanto a livello locale.

Si è ancora una volta raggiunto l’obiettivo di dare valore all’intreccio tra locale e globale.

Per quanto concerne le prossime iniziative si è convenuto sull’opportunità di costruire una campagna, anche comunicativa, intorno alle nomine di consulenti ultra-liberisti per il Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica presso la Presidenza del Consiglio.

Nello specifico si è valutato di diffondere un appello, da elaborare a partire dal comunicato diffuso nei giorni scorsi, su cui raccogliere adesioni di realtà.

Obiettivo particolare è l’allontanamento di Stagnaro e in generale dire NO a questo Nucleo Tecnico a partire dalla convinzione che sia necessario uscire dall’inaccettabile asservimento agli interessi delle grandi ricchezze e riassumere il controllo delle scelte cruciali per il futuro e la tenuta sociale e democratica del nostro Paese.

E’ stato anche condiviso di monitorare con attenzione i prossimi provvedimenti che saranno approvati da Governo visto che a giugno è prevista la presentazione del disegno di legge delega su appalti e concessioni e a luglio la legge sulla concorrenza.

In particolare quest’ultima, che dovrebbe contenere una forte limitazione della possibilità di gestione in house, rischia di essere un ulteriore attacco all’esito referendario.

Se così sarà confermato si è convenuto sulla necessità di attivarsi subito e denunciarla come tale.

Si è anche condiviso di partecipare ed essere promotori del workshop sul diritto all’acqua che si sta organizzando a Milano per il 24 settembre all’interno delle iniziativa in occasione della Pre- COP 26 in programma a Milano dal 28/9 al 2/10. Tale workshop sarà promosso da Associazione Laudato si’, Casa della Carità, CeVI – Centro di Volontariato Internazionale, Comitato Milanese Acquapubblica, Costituzione Beni Comuni, Società della Cura – Milano.

In previsione della ripresa delle attività dopo la pausa estiva si è valutata positivamente la proposta di mettere a verifica la possibilità di costruire una mobilitazione che riallacci i nodi tra i comitati del sud Italia e che provi a definire una cornice generale rispetto all’attuazione del PNRR che individua proprio nel meridione il territorio per il rilancio delle privatizzazioni e una “nuova frontiera” per l’espansione delle aziende multiservizio quotate in Borsa.

In generale, si è condiviso che il movimento per l’acqua si faccia promotore, in connessione con altre realtà, di una grande mobilitazione in autunno a partire dalle contraddizioni che emergono dal PNRR e dalla questione dei diritti nel mondo del lavoro che in questi ultimi mesi sta emergendo nella sua drammatica realtà.

Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

 

 

Acqua e beni comuni: indietro non si torna!

Acqua e beni comuni: indietro non si torna!

Fra le iniziative per il decennale dei Referendum del 2011 (per saperne di più: clicca su questo link), che vide una clamorosa partecipazione dopo anni nei quali non si raggiunse il quorum e una straordinaria affermazione dei si che svuotarono improvvisamente di senso parole imperanti come privato e mercato, è stato lanciato un appello nell’imperiese rivolto alla cittadinanza, alle associazioni e ai movimenti.

Vuole essere un monito delle ragioni che, oggi come ieri, pongono la difesa dell’acqua e dei beni comuni, necessari ed emergenti al centro delle comunità locali (Per aderire scrivi a: mary.mauro@libero.it).

L’emergenza sanitaria ha messo ancor più in evidenza che l’acqua è la prima cura e che senza i diritti fondamentali la nostra società è sempre più fragile. La natura sindemica della pandemia dimostra che quanto accaduto non è un evento occasionale, ma favorito dalla relazione troppo spesso irresponsabile tra le attività dell’uomo e le delicate condizioni ambientali.

Le soluzioni individuate nel PNRR ripropongono le stesse privatizzazioni di allora. La finanza globale è sempre più spregiudicata nel fare profitto mentre la crisi climatica ed ambientale impongono una sempre più urgente inversione di rotta per la sua conservazione.

Queste tematiche sono evidenti in ogni territorio, oggi come ieri. Va avviato un Piano di ripresa e resilienza dei territori.

L’acqua e i beni comuni, il consumo di suolo, la privatizzazione dei servizi essenziali ed i beni del patrimonio pubblico sono ancora sotto attacco.

Lo spirito e gli obiettivi di quella stagione referendaria, sono quanto mai attuali e necessari per porre al centro i territori e le comunità di riferimento, e consentire ai Comuni, messi a dura prova da anni di austerità, di esercitare a pieno titolo la propria storica funzione pubblica e sociale.

C’è bisogno di un rilancio di quel protagonismo sociale che sappia rivendicare un Recovery PlanET, per costruire un’alternativa di società, la Società della cura (Per saperne di più: https://societadellacura.blogspot.com/), fuori dall’economia del profitto.

Rivieracqua deve restare una società pubblica

Rivieracqua deve restare una società pubblica

E’ notizia di questi giorni, appresa dagli organi di stampa, che alcuni sindaci della Provincia di Imperia avrebbero valutato con interesse il mantenimento della gestione pubblica dell’acqua nell’ambito idrico imperiese, anche se al momento tutto è condizionato da logiche e calcoli non del tutto prevedibili.

Rivieracqua non sarebbe più considerata il gigante coi piedi d’argilla, un bidone mal funzionante da cambiare, ma una società da 50 milioni di fatturato annuo. Non per niente, secondo alcune voci, anche la multinazionale francese Veolia sarebbe interessata alla gara per diventare socio privato.

Il servizio idrico è infatti un business che fa gola a molti, e la sua gestione interessa i soggetti privati, che hanno l’obiettivo di massimizzare i profitti. Ciò genera gravi problemi sui territori come stigmatizzato anche nel seguente passaggio del rapporto dell’ONU sulle privatizzazioni dell’acqua, pubblicato a luglio 2020 e trasmesso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal Segretario Generale in occasione della 75° sessione svolta a Ottobre 2020: “i ricavi in eccesso derivanti dalla fornitura di servizi sono quasi interamente distribuiti tra proprietari o azionisti di società private come utili e dividendi. Questa pratica ha un impatto negativo sugli investimenti nella manutenzione e sull’estensione di servizi per le popolazioni non servite o sottoservite, il che può portare a una continua necessità di investimenti pubblici.”

Considerata la posta in gioco, auspichiamo che i sindaci della Provincia siano davvero intenzionati a mantenere la gestione pubblica dell’acqua, impedendo che un settore assolutamente strategico per il territorio venga lasciato agli interessi privatistici, tanto più se parliamo di soggetti che non hanno nessun legame con il nostro territorio.

La decisione di affidare il servizio idrico ad una società consortile dei comuni della Provincia di Imperia a totale capitale pubblico, sostenuta dalla straordinaria vittoria referendaria del 2011, della quale si avvicina la decima ricorrenza, non si basava unicamente sull’onda emotiva della visione utopica di 27 milioni di cittadini o sulla necessità di revocare gli affidamenti ai gestori preesistenti, in quanto gli affidamenti erano stati effettuati in maniera illegittima, ma anche e soprattutto sull’effettiva e realistica sostenibilità economica di una gestione interamente pubblica.

Una nuova gestione pubblica del servizio idrico deve avvenire attraverso una società di diritto pubblico, prevedere la partecipazione attiva della cittadinanza e dei lavoratori, garantire il reinvestimento dei ricavi nella manutenzione e nella tutela della risorsa acqua dalla captazione alla depurazione; ed ancora, una congrua tariffazione unica per tutto il comprensorio provinciale.

La crisi climatica, economica, sociale e sanitaria impongono una radicale inversione di rotta che metta al centro la tutela dei beni comuni, dell’acqua e dell’ambiente e che garantisca a tutte e tutti i diritti fondamentali.

Se 10 anni vi sembrano pochi!

Oggi come ieri, NO alle privatizzazioni!

Per ulteriori informazioni consulta il sito del Forum italiano dei movimenti per l’acqua

CimAP Coordinamento imperiese Acqua Pubblica

SE DIECI ANNI VI SEMBRAN POCHI!

Se dieci anni vi sembran pochi!

Il 29 aprile 2021 ha avuto luogo l’assemblea nazionale del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, in occasione del decennale del referendum su acqua e nucleare.

L’assemblea  ha visto un’ampia partecipazione e una buona discussione.
Sono state decine le realtà presenti. Alcune hanno preso parte alla coalizione sociale promotrice della campagna referendaria, altre si sono costituite in questi anni e si sono attivate sul tema dei beni comuni e dei servizi pubblici locali.
In totale oltre 150 persone hanno seguito il dibattito tramite la piattaforma Zoom e la pagina Fb @acquabenecomune.

In generale è emersa una volontà diffusa di recuperare il patrimonio di temi che si sono imposti al centro del dibattito pubblico nel corso della campagna referendaria: la preminenza dei diritti di tutt* sui profitti di pochi, la tutela dei beni comuni, un nuovo modello di gestione pubblica, partecipativa e ambientalmente sostenibile, tariffe eque per tutti i cittadini, un modello che garantisca gli investimenti necessari e i diritti dei lavoratori fuori da qualsiasi logica di profitto.

Questi temi vanno attualizzati alla luce delle contraddizioni rese evidenti dall’esplosione della pandemia. C’è inoltre la necessità di opporsi ad un forte rilancio delle privatizzazioni attuato mediante il PNRR. L’apertura ai grandi capitali del Recovery Plan, la quotazione in Borsa dell’acqua, la pressione per i grandi investimenti, l’assenza nella normativa europea del diritto universale all’acqua e della sua gestione pubblica costituiscono un attacco decisivo alla natura pubblica di bene comune dell’acqua.

Diversi interventi hanno sottolineato come l’emergenza sanitaria e la gestione della crisi hanno molto a che fare con la democrazia e s’inseriscono nel progressivo svuotamento dei poteri delle istituzioni democratiche. Tutto ciò, purtroppo, è ampiamente confermato anche nella procedura seguita nell’elaborazione del PNRR per cui persino il Parlamento è stato esautorato dalla possibilità di incidere e decidere su interventi, investimenti e scelte che condizioneranno il futuro del nostro paese. Attraverso una vera e propria secretazione dei documenti all’opinione pubblica è stata completamente preclusa qualsiasi forma di partecipazione rendendo così impossibile lo sviluppo di un dibattito pubblico e democratico nel paese.
Un vulnus democratico che tutt* hanno riconosciuto anche nel mancato rispetto della volontà popolare espressa con i referendum e nei vari tentativi messi in atto per cancellarne l’esito.

In estrema sintesi si è convenuto sul fatto che le trasformazioni del mondo del lavoro, dei servizi, del welfare imposte dall’ideologia neoliberista e dalle politiche di austerità hanno dimostrato il loro fallimento, che la pandemia e la gestione della crisi minacciano fortemente il godimento di alcuni diritti fondamentali e che oggi il conflitto diventa anche tra il profitto e la vita, tra il capitale e il vivente.

Alla luce di queste riflessioni è emersa un’ampia condivisione circa la necessità di organizzare una grande mobilitazione in occasione del decennale che si sviluppi tanto a livello locale quanto a livello nazionale secondo il seguente schema:

  • nei giorni precedenti al 12 e 13 giugno – organizzazione di iniziative e azioni diffuse sui territori caratterizzandole sul tema dell’acqua e dei referendum, nello specifico si sta verificando la possibilità di una collaborazione con i Fridays For Future per le iniziative del venerdì 11/6 e della fattibilità di una mobilitazione nei confronti del Parlamento;
  • sabato 12/6 organizzazione di una manifestazione nazionale a Roma nel pomeriggio caratterizzandolo con i temi emersi dalla straordinaria esperienza di partecipazione popolare che sono stati i referendum del 2011 e puntando sul valore paradigmatico rispetto all’alternativa di società;
  • domenica 13/6 organizzazione di un dibattito on line a carattere internazionale invitando a partecipare le realtà e i protagonisti dei processi di ripubblicizzazione.

In conclusione si è condiviso di puntare a costruire una mobilitazione che possa essere percepita come la prima opportunità di scendere di nuovo in piazza e prendere parola collettivamente.

L’assemblea ha costituito sicuramente un buon punto di partenza consegnando una responsabilità nella mani di quelle realtà che intendono adoperarsi per la buona riuscita della mobilitazione e il riconoscimento del movimento per l’acqua come uno dei punti di riferimento per la realizzazione di una connessione e convergenza sul tema dell’acqua e dei beni comuni.

La proposta finale è stata quella di fissare una seconda assemblea per il 27 di maggio alle ore 18.00 in cui approfondire ulteriormente la discussione e affinare l’organizzazione pratica della mobilitazione.

 

Nella bocca del Drago

Appello Contro la quotazione in Borsa dell’Acqua

Forum Italiano dei movimenti per l’acqua

Appello

Contro la quotazione in Borsa dell’acqua

Noi,

sottoscritte/i ci uniamo alla denuncia del Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’acqua Pedro Arrojo-Agudo che l’11 dicembre scorso ha espresso grave preoccupazione alla notizia che l’acqua, come una qualsiasi altra merce, verrà scambiata nel mercato dei “futures” della Borsa di Wall Street.

L’inizio della quotazione dell’acqua segna un prima e un dopo per questo bene indispensabile per la vita sulla Terra.

Si tratta di un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese ed è una grave minaccia ai diritti umani fondamentali.

L’acqua è già minacciata dall’incremento demografico, dal crescente consumo ed inquinamento dell’agricoltura su larga scala e della grande industria, dal surriscaldamento globale e dai relativi cambiamenti climatici.

E’ una notizia scioccante per noi, criminale perché ucciderà soprattutto gli impoveriti nel mondo.

Secondo l’Onu già oggi un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e dai tre ai quattro miliardi ne dispongono in quantità insufficiente. Per questo già oggi ben otto milioni di esseri umani all’anno muoiono per malattie legate alla carenza di questo bene così prezioso.

Questa operazione speculativa renderà vana, nei fatti, la fondamentale risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 2010 sul diritto universale all’acqua e, nel nostro paese, rappresenterà un ulteriore schiaffo al voto di 27 milioni di cittadine/i italiane/i che nel 2011 si espressero nel referendum dicendo che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene.

Se oggi l’acqua può essere quotata in Borsa è perchè da tempo è stata considerata merce, sottoposta ad una logica di profitto e la sua gestione privatizzata.

Per invertire una volta per tutte la rotta, per mettere in sicurezza la risorsa acqua e difendere i diritti fondamentali delle cittadine/i

CHIEDIAMO

Al Governo italiano di:

  • prendere posizione ufficialmente contro la quotazione dell’acqua in borsa;
  • approvare la proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (A. C. n. 52) in discussione presso la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati;
  • sottrarre ad ARERA le competenze sul Servizio Idrico e di riportarle al Ministero dell’Ambiente;
  • di investire per la riduzione drastica delle perdite nelle reti idriche;
  • di salvaguardare il territorio attraverso investimenti contro il dissesto idrogeologico;
  • impedire l’accaparramento delle fonti attraverso l’approvazione di concessioni di derivazione che garantiscano il principio di solidarietà e la tutela degli equilibri degli ecosistemi fluviali.

 

Il presente appello è stato sottoscritto da oltre 45.000 cittadine e cittadini e ha avuto l’adesione di diverse personalità del mondo della cultura, dell’attivismo sociale e politico e dello spettacolo:

Dacia Maraini (Scrittrice), Nando Dalla Chiesa (Sociologo antimafia), Padre Alex Zanotelli (Missionario), Emilio Molinari (Ambientalista), Don Virginio Colmegna (Casa della Carità), Luciana Castellina (Personalità politica), Gino Strada (Medico), Moni Ovadia (uomo di teatro e cittadino europeo), Mimmo Lucano, Guido Viale (Economista ecologista), Marco Caldiroli (Presidente Medicina Democratica), Gianni Tamino (Docente di biologia Università di Padova), Piero Basso (Costituzione Beni Comuni), Vittorio Agnoletto (Medico), Daniela Padoan (Pres. Associazione Laudato sì), Aldo Sachero (Medico), Giancarla Venturelli, Silvano Piccardi (Attore e regista), Michele Papagna (ACEA ODV), Lella Costa (Attrice), Carlo Freccero, Veronica Dini (Avvocato e Presidente dell’Associazione Generazioni Future Milano – Movimento per i Beni Comuni), Ugo Mattei (Presidente della Società Cooperativa di mutuo soccorso intergenerazionale – Generazioni Future), Emma Zuffellato, Lidia Ravera (Scrittrice e giornalista), Bruno Gambarotta (Scrittore e giornalista), Eugenio Finardi (Cantautore), Vauro Senesi (Disegnatore), Maurizio Pallante (Saggista teorico della decrescita), Michele Serra (Giornalista), Alessandro Barbero (Storico), Massimo Carlotto (Scrittore), Daniele Biacchessi (Giornalista e scrittore), Roberto Saviano (Scrittore e giornalista), Carlo Petrini (Presidente Slow Food Internazionale – Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), Antonio Manzini (Attore, regista, scrittore), Armando Spataro (Già magistrato), Antonio Ricci (Autore televisivo), Dario Vergassola (Comico), Vito Mancuso (Teologo), Maurizio De Giovanni (Scrittore), Sabina Guzzanti (Attrice), Gene Gnocchi (Comico), Alberto “Bebo” Storti (Attore), Marco Revelli (Politologo), Dori Ghezzi (Cantante), Tomaso Montanari (Storico dell’arte), Alessandro Bergonzoni (Comico), Ascanio Celestini (Attore), Beppino Englaro, Paolo Rumiz (Scrittore), Gherardo Colombo (Già magistrato), Marco Paolini (Attore), Alberto Fortis (Cantautore), Gianni Farinetti (Scrittore), Riccardo Petrella (Economista), Grazia Francescato (Già Presidente WWF Italia, Verdi italiani ed europei), Roberto Romizi (Medico e Presidente Nazionale ISDE), Agostino Di Ciaula (Medico e Presidente Comitato Scientifico ISDE e Presidente ISDE Europa), Claudio Bisio (attore), Sandra Bonzi (giornalista), Mons. Filippo Santoro (Arcivescovo di Taranto e Presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace).