Nella bocca del Drago

Nella bocca del Drago

Alex Zanotelli – 01 Agosto 2021

In questa torrida estate, le temperature in Nordamerica hanno superato di 20 gradi le medie stagionali, toccando i 50 gradi nella British Columbia. In Siberia, vicino a Verchojansk le temperature hanno superato i 47 gradi, accelerando lo scioglimento del permafrost!

Ma anche in Europa stiamo toccando temperature sopra i 40 gradi. In Sicilia si sono sfiorati i 45 gradi. Tutto questo per l’Europa significa scioglimento dei ghiacciai, sempre meno piogge normali e invece sempre più spaventose tempeste che fanno solo danni.

È sempre più chiaro che la prima vittima del surriscaldamento è uno dei due beni comuni più preziosi che abbiamo: l’acqua. Un recente rapporto ONU prevede che, entro il 2050, ben cinque miliardi di persone vivranno in zone con carenza idrica.

L’Italia è uno dei paesi più colpiti in Europa dal dissesto idrico e, se non facciamo nulla, il rischio è di perdere il 50 per cento dell’acqua totale. È per questo che gli occhi della finanza e delle multinazionali si stanno posando sull’oro blu, dato che non potranno più lucrare sul petrolio.

La Finanza infatti negli USA ha già quotato in Borsa, a Wall Street, sorella acqua. E anche le multinazionali dell’acqua si stanno preparando all’assalto. E’ interessante notare che le due più potenti multinazionali dell’oro blu in Occidente, Veolia e Suez, si sono fuse in un unico colosso da 37 miliardi di fatturato.

È chiaro che nei prossimi anni sarà l’oro blu l’oggetto del desiderio. Il popolo italiano aveva fiutato questo pericolo, e con il Referendum (2011) aveva deciso che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene comune così prezioso.

Per questo abbiamo celebrato insieme il decimo anniversario del Referendum. In questi dieci anni ben otto governi si sono succeduti in questo paese e nessuno è stato capace di obbedire alla volontà popolare, come richiede la Costituzione. Il più grave dei tradimenti è venuto dai Cinque Stelle che avevano fatto della ripubblicizzazione dell’acqua la loro prima stella.

Ora, purtroppo, con il governo Draghi, siamo nella bocca del ‘Drago’, cioè della finanza. Infatti con il PNRR, Draghi mette a disposizione oltre duecento miliardi di euro per rilanciare l’economia, ma solo 4.38 miliardi di euro sono destinati all’acqua, un po’ pochi! Ma sopratutto nel PNRR c’è una paurosa spinta verso la privatizzazione dell’acqua su larga scala.

Il Piano vuole affidare il servizio idrico a gestori efficienti. Questo perché – secondo Draghi – “ il quadro nazionale è ancora caratterizzato da una gestione frammentata e inefficiente delle risorse idriche e da scarsa efficienza e capacità industriale dei soggetti attuatori nel settore idrico, soprattutto nel Mezzogiorno”.

Questo ritornello dell’incapacità del Mezzogiorno di gestire bene l’acqua, ritorna spesso nel PNRR. Una cosa mi sembra chiara: il modello idrico per Draghi sono le multiutility del Nord: Acea, Iren, A2a e Hera.

Infatti il Piano PNRR vuole “rafforzare il processo di industrializzazione del settore idrico, favorendo la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, con l’obiettivo di realizzare economie di scala”. Più chiaro di così! Si tratta quindi di un processo industriale, di una gestione affidata a grandi gruppi industriali.

E’ il mercato che decide le regole, la gestione ‘in house’ è l’eccezione. Anzi il Piano chiede che “in caso di mancato ricorso al mercato per la gestione dei servizi idrici, le amministrazioni locali devono dare una motivazione anticipata e rafforzata della loro decisione”.

In poche parole, tutto questo significa che i 4,38 miliardi verranno dati alle multiutilities del Nord perché gestiscano l’acqua del Sud. Non lo possiamo accettare!

Per questo mi appello a tutti i comitati del centro-sud perché si mobilitino contro questa grave eventualità. Anche la grande vittoria, che abbiamo ottenuto a Napoli con la ripubblicizzazione dell’acqua, potrebbe essere messa in discussione da questo processo di gestione industriale.

Per cui chiedo al Forum di aiutare i comitati del centro-sud a fare rete e a collegarsi per contestare questo piano diabolico. Per realizzare questo ritengo fondamentale ritrovarsi insieme l’11 settembre per decidere come reagire. Per realizzare questo chiedo aiuto anche al Forum. Sono sicuro che tutti insieme possiamo bloccare la privatizzazione dell’acqua al centro-sud.

I comitati del Mezzogiorno hanno già ottenuto delle splendide vittorie:  ad Agrigento si è appena costituita l’azienda speciale consortile e anche Siracusa ha scelto la strada della ripubblicizzazione dell’acqua.

Vorrei però ricordare ai comitati del centro-nord che questa politica di ‘industrializzazione del settore idrico’ del governo Draghi avrà effetti devastanti anche al Nord. Per questo chiedo al Forum, chiedo a tutti un altro sforzo per dire No a questo ennesimo attacco neoliberista all’acqua, la madre di tutta la vita su questo Pianeta.

Non possiamo permetterci di privatizzare anche la Madre. “L’acqua non è una merce”, ci ha detto con forza Papa Francesco. È un impegno radicale il nostro perché vinca la Vita!

La faglia di Campi Bisenzio.

La faglia di Campi Bisenzio.

La mobilitazione Gkn continua nonostante il periodo estivo.

Il sostegno del territorio e della comunità è sempre più ampio, anche nella partecipazione al presidio convocato dal collettivo di fabbrica che già copre queste settimane centrali di agosto, almeno fino al 22, ma che certamente andrà oltre.

La lotta Gkn è un processo graduale, delicato e come tale va considerato. E’ una vertenza oramai di livello nazionale, e diventata tale grazie all’intelligenza del collettivo che ha saputo capire e analizzare i nodi centrali del conflitto, li ha saputi comunicare ed è stata in grado di andare oltre i limiti dei confini territoriali.

A Campi Bisenzio si è aperta una faglia, nostro compito sarà quello di sostenerla, diffonderla perché gli scenari che ci aspettano non saranno per nulla semplici dal punto di vista dei diritti del lavoro. I tavoli di crisi che si stanno aprendo dopo l’avviso comune sono oramai diversi, peraltro il gruppo Stellantis ha deciso di rimborsare il prestito con garanzie dello Stato di oltre 6 miliardi accendendone uno con un gruppo di banche private, che gli permette di sfuggire alla condizionalità del mantenimento dell’occupazione. Oltre a questo a fine ottobre verrà meno il blocco dei licenziamenti nel comparto tessile/moda/abbigliamento, con tutto quello che potrà accadere (in aggravamento rispetto al disastro sociale a cui stiamo assistendo, dalla questione sicurezza nei posti di lavoro ai casi come la Texprint di Prato).

La faglia di Campi Bisenzio mette sul tavolo diverse questioni, tra loro collegate e non eludibili, anche ognuna presuppone tempistiche differenti:

la prima: il mantenimento dei posti di lavoro. Derogare su questo significa legittimare e avallare il capitalismo predatorio, in questo caso incarnato dal fondo di investimento Melrose, che si può permettere di acquisire siti produttivi, rinnovarli e ammodernarli con (in parte) soldi pubblici per poi chiuderli, e magari rivenderli, con grande tripudio degli azionisti.

Reggere sul primo livello del conflitto, cioè la difesa dell’occupazione, è la conditio sine qua non per tenere al centro la questione del conflitto sociale, dello scontro di classe (per dirla con Luciano Gallino, secondo il quale gli unici ad averne consapevolezza sono rimasti giusto gli imprenditori, in qualsiasi forma si presentino) e dei rapporti di forza. Derogare su questo, dare per scontato che i posti di lavoro possano essere cancellati, annulla la responsabilità di imprenditori/azionisti, consolida i rapporti di forza, fa saltare ogni ipotesi (futuribile) persino di redistribuzione del lavoro e lascia in mano, di fatto, a imprese e mercati la trasformazione del mercato e della società.

La seconda: la conversione ecologica e sociale necessaria. Visto, soprattutto, l’ultimo report IPCC diventa ovviamente sempre più centrale una vera riconversione dell’economia, ma questo è un percorso che va affrontato, approfondito senza scorciatoie semplicistiche. E’ già impegnativa la conversione di una filiera corta dell’ortofrutta o del tessile, figuriamoci il comparto industriale.

Per questo è necessaria un’alleanza forte tra lavoratori e lavoratrici, la comunità e il territorio e le istituzioni. Senza questa condizione ogni ipotesi di riconversione è un gioco retorico. La vertenza Gkn è riuscita a creare le basi per un’alleanza territoriale, per mettere in contraddizione le istituzioni (sia locali che nazionali), per porre la questione dei destini del sito produttivo considerato il contesto in cui stiamo vivendo. Ma ogni ipotesi di conversione non va immaginata a “prescindere” o “per i lavoratori e le lavoratrici”, ma “con i lavoratori e lavoratrici”. E questo presuppone un percorso che va costruito passo passo, senza accelerazioni o forzature, e senza immaginare di proporre soluzioni salvifiche. E’ un processo che non va assolutamente eluso, ma che ha una serie di attenzioni da tenere.

Il terzo: il ruolo dello Stato e del pubblico. Siamo ancora lontani dal poter collegare la questione nazionalizzazioni con la vertenza specifica. Come per la conversione ecologica ci vogliono tempi di decantazione, confronto con il collettivo di fabbrica, ampliamento della discussione ad altre soggettività della società civile e, va ricordato, sia per questo punto che per il precedente: la Gkn non è un’occasione per sperimentare liberamente opzioni e desiderata, ma è un processo reale, un conflitto concreto con donne e uomini in lotta e questo, penso, dobbiamo sempre tenere presente. Detto questo, è vero che si affaccia all’orizzonte la grande questione del ruolo dello Stato, il suo rapporto col privato (dopotutto la funzione sociale della proprietà privata sta in Costituzione, così come il tema dell’esproprio), la mancanza di un vero piano industriale che sappia riconvertire seriamente e in profondità l’economia, il ruolo del MITE assolutamente inadeguato alla sfida della transizione e collegato a doppia mandata ai soliti interessi.

Sono tre punti tra loro ovviamente connessi, ma che vanno affrontati con attenzione e gradualità. Intanto è fondamentale dare forza e ossigeno alla vertenza, perché non tratta soltanto delle 500 persone licenziate, tra lavoratori diretti e indotto, ma cerca di allargare il conflitto su un piano più alto e generale (“se sfondano qua, sfondano ovunque” è il mantra ripetuto), quindi è importante seguire le indicazioni arrivate dal nodo fiorentino e diffondere l’evento della manifestazione dell’11 agosto su tutti i vostri canali (https://www.facebook.com/events/211091200949175?ref=newsfeed)

Da qui, nelle settimane che verranno, arriveranno ulteriori aggiornamenti. Come Società della Cura nazionale (e non solo fiorentina che ringrazio per la sua presenza) dovremo gradualmente capire come sostenere questo conflitto anche a distanza: garantendo ampia diffusione dei contenuti, creando le condizioni per sostenere (anche) vertenze simili sui propri territori e collegandole alla questione posta dalla Gkn, alimentando momenti di approfondimento e proposta sulla conversione ecologica (anche grazie alla collaborazione tra l’assemblea tematica “ambiente” e quella “lavoro”)

Nonostante il momento, cerchiamo di esserci

Un abbraccio

Alberto Zoratti – Facilitatore nazionale del percorso di convergenza per la “Società della Cura”

LA MEMORIA DECLINATA AL FUTURO.

LA MEMORIA DECLINATA AL FUTURO.

Vent’anni fa, per motivi di salute, non ero a Genova. Ho visto tutto in TV compresa la diretta del 21 luglio, con la Botteri sul lungomare a fianco di un pazzesco robocop. Ricordo come fosse adesso la carica delle “forze dell’ordine” non per fermare i famigerati Blak Blok che stavano tirando giù un Bancomat, ma, appunto, per sfondare esattamente a metà il corteo di decine di migliaia di persone pacifiche.

E lì ho avuto la conferma (capire l’avevo già capito da tempo persino io che non sono un’aquila) che la situazione, da lì in avanti si sarebbe fatta dura, molto dura. E infatti!

Quello straordinario movimento, contrariamente a quello che ci raccontano, nasceva da lontano, dall’insurrezione zapatista in Chiapas, da Seattle, da Porto Alegre e non è certo finito con la repressione, la violenza senza precedenti di quelle giornate di luglio 2001. Un anno dopo eravamo a Firenze per il Forum Sociale Europeo in più di un milione di persone e nel 2003 eravamo in tre milioni a Roma e in 120 milioni nel mondo per dire NO all’attacco militare all’Iraq. Quelle imponenti manifestazioni non servirono a posticipare l’attacco nemmeno di mezz’ora.

Il senso della sconfitta e dell’impotenza si fece sentire forte e chiaro. Ma anche lì, non demordemmo. Tornammo nei nostri territori e le esperienze accumulate in quegli straordinari anni di lotte globali le trasferimmo facendo nascere mille iniziative, idee, comitati, associazioni, migliaia e migliaia di persone si attivarono, compreso il sottoscritto che da qualche anno aveva “tirato i remi in barca”.

In questi venti anni abbiamo collettivamente fatto di tutto, ci siamo occupati di tutto, siamo diventati esperti di un sacco di cose, abbiamo messo in campo non solo iniziative “contro” ma, soprattutto, abbiamo fatto proposte concrete, in alcuni casi, molto rari peraltro, le abbiamo anche messe in pratica, abbiamo condotto lotte, subito sconfitte e ottenuto qualche vittoria straordinaria come quella nel referendum su Acqua e Nucleare.

Niente! Noi abbiamo ragione, ma “loro” continuano a decidere!

E continuano a decidere anche dentro ad una situazione pandemica come quella che abbiamo vissuto e che continuiamo a vivere, e decidono cose che vanno in una direzione esattamente opposta a quella che servirebbe all’umanità, ai popoli, alla natura nella quale siamo immersi e dalla quale dipendiamo strettamente, continuano a decidere contro le future generazioni.

E allora ci dobbiamo porre alcune domande:

“Come facciamo a rendere efficaci le nostre proposte?”

“Come facciamo a coinvolgere concretamente l’enorme platea di persone che soffre e subisce?

“Come facciamo a costruire percorsi di lotta e mobilitazioni che, appunto, ci permettano di uscire dallo schema “decidono loro, ma avevamo ragione noi”?

In tante e tanti ci stiamo provando a rispondere.

E lo stiamo facendo con tutta l’umiltà di chi non ha risposte precostituite ma anche con tutta la determinazione di chi percepisce la gravità della situazione e di come il momento per intraprendere strade nuove e inedite sia esattamente questo.

Genova 2001, tra le altre cose, ci ha insegnato, prima di tutto, che da soli non si va da nessuna parte ed è solo insieme che si possono costruire cose importanti.

E Genova 2021 ce lo ha indicato, se possibile, con maggiore e rinnovata chiarezza.

Solo insieme possiamo iniziare un percorso che non solo metta in discussione e faccia proposte sulle singole questioni, cosa che abbiamo fatto in questi 20 anni in modo articolato, preciso e chiaro, ma sia davvero in grado di mettere fortemente in discussione e in crisi il sistema in cui viviamo, quel sistema del profitto che è causa di immense diseguaglianze sociali, di drammatiche devastazioni ambientali, che costringe milioni di persone a migrare, che imperterrito continua con la sua visione e le sue pratiche patriarcali.

In queste giornate di Genova 2021 lo slogan “Voi (cioè quel 12% della popolazione mondiale che detiene l’85% della ricchezza) siete la malattia, Noi siamo la CURA” ha rappresentato in modo significativo il perché eravamo ancora lì, dopo venti anni, non per celebrare, anche se la memoria è indispensabile, ma per ripartire, noi che nel 2001, in un modo o nell’altro c’eravamo, insieme alle nuove generazioni con l’idea, come ci dicono da anni gli zapatisti e come ci hanno più recentemente ricordato e sollecitato le lavoratrici e i lavoratori della GKN: insorgiamo!

Roberto Melone

 

SE DIECI ANNI VI SEMBRAN POCHI!

SE DIECI ANNI VI SEMBRAN POCHI!

Report riunione Coordinamento Nazionale Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – 23 Giugno 2021

Presenti: Comitato Acqua Pubblica Anzio-Nettuno, Comitato Acqua Pubblica Torino, Coordinamento Marchigiano dei Movimenti per l’Acqua Bene Comune, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Comitato Acqua Pubblica Ferrara, Coordinamento Regionale Acqua Bene Comune Emilia Romagna, Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua, Comitato Savonese Acqua Bene Comune, Comitato Acqua Pubblica Varese, Comitato Acqua Pubblica Napoli, Comitato Milanese Acqua Pubblica, Comitato Acqua Pubblica Salerno, Comitato Acqua Bene Comune – Beni Comuni Pubblici di Alezio-Lecce, Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

O.d.G
Mercoledì 23 Marzo 2021 (ore 21.00 – 23.00)

  • valutazione della mobilitazione per il decennale del referendum;
  • discussione sulla ripresa delle attività dopo la pausa estiva;
  • varie ed eventuali.

La discussione ha visto emergere una sostanziale condivisione rispetto al giudizio positivo della mobilitazione realizzata per il decennale del referendum.

A livello territoriale si è registrata un’attivazione che non si riscontrava da diversi anni con l’organizzazione di oltre 40 iniziative diffuse da nord a sud.

La manifestazione nazionale del 12 giugno ha visto una partecipazione significativa, non tanto numericamente, ma soprattutto per la varietà e il gran numero di realtà che hanno deciso di prendervi parte.

L’iniziativa on line del 13 giugno a carattere internazionale ha visto interventi molto qualificati e interessanti oltre a  una buona partecipazione di pubblico. Si è trattato di un momento di confronto utile da cui è emerso un quadro dei processi di ripubblicizzazione che presenta tratti comuni da valorizzare. E’ stato espresso un particolare ringraziamento a tutti i relatori e a coloro che hanno lavorato per la buona riuscita del dibattito. A riguardo si è deciso di segnalare i video degli interventi ai parlamentari.

In generale si è valutato come il valore aggiunto della mobilitazione sia stata l’opportunità di riattivare relazioni e rapporti con diverse realtà tanto a livello nazionale quanto a livello locale.

Si è ancora una volta raggiunto l’obiettivo di dare valore all’intreccio tra locale e globale.

Per quanto concerne le prossime iniziative si è convenuto sull’opportunità di costruire una campagna, anche comunicativa, intorno alle nomine di consulenti ultra-liberisti per il Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica presso la Presidenza del Consiglio.

Nello specifico si è valutato di diffondere un appello, da elaborare a partire dal comunicato diffuso nei giorni scorsi, su cui raccogliere adesioni di realtà.

Obiettivo particolare è l’allontanamento di Stagnaro e in generale dire NO a questo Nucleo Tecnico a partire dalla convinzione che sia necessario uscire dall’inaccettabile asservimento agli interessi delle grandi ricchezze e riassumere il controllo delle scelte cruciali per il futuro e la tenuta sociale e democratica del nostro Paese.

E’ stato anche condiviso di monitorare con attenzione i prossimi provvedimenti che saranno approvati da Governo visto che a giugno è prevista la presentazione del disegno di legge delega su appalti e concessioni e a luglio la legge sulla concorrenza.

In particolare quest’ultima, che dovrebbe contenere una forte limitazione della possibilità di gestione in house, rischia di essere un ulteriore attacco all’esito referendario.

Se così sarà confermato si è convenuto sulla necessità di attivarsi subito e denunciarla come tale.

Si è anche condiviso di partecipare ed essere promotori del workshop sul diritto all’acqua che si sta organizzando a Milano per il 24 settembre all’interno delle iniziativa in occasione della Pre- COP 26 in programma a Milano dal 28/9 al 2/10. Tale workshop sarà promosso da Associazione Laudato si’, Casa della Carità, CeVI – Centro di Volontariato Internazionale, Comitato Milanese Acquapubblica, Costituzione Beni Comuni, Società della Cura – Milano.

In previsione della ripresa delle attività dopo la pausa estiva si è valutata positivamente la proposta di mettere a verifica la possibilità di costruire una mobilitazione che riallacci i nodi tra i comitati del sud Italia e che provi a definire una cornice generale rispetto all’attuazione del PNRR che individua proprio nel meridione il territorio per il rilancio delle privatizzazioni e una “nuova frontiera” per l’espansione delle aziende multiservizio quotate in Borsa.

In generale, si è condiviso che il movimento per l’acqua si faccia promotore, in connessione con altre realtà, di una grande mobilitazione in autunno a partire dalle contraddizioni che emergono dal PNRR e dalla questione dei diritti nel mondo del lavoro che in questi ultimi mesi sta emergendo nella sua drammatica realtà.

Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

 

 

GUARDAVAMO LA LUNA, NON IL DITO!

GUARDAVAMO LA LUNA, NON IL DITO!

Genova vent’anni dopo: un altro mondo è necessario

Guardavamo la luna, non il dito. Il variegato movimento altermondialista che si è riunito vent’anni fa a Genova nei giorni del G8 aveva le idee chiare sulla crisi sistemica che stava scuotendo il mondo e voleva affrontarla di petto, nella sua multidimensionalità e complessità. Le sue parole, le sue istanze e le sue proposte furono allora soffocate nel sangue, in quella che Amnesty International definì “la più grande violazione dei diritti umani in occidente dopo la seconda guerra mondiale”.

I giorni di Genova hanno segnato in maniera indelebile la vita di tanti e tante che avevano ritrovato il bandolo della matassa. Una matassa prima tutta annodata e scomposta, quando nei propri luoghi di vita, militanza e attivismo, o semplicemente dal proprio posto di lavoro o quartiere, si avvertiva un senso di straniamento e impotenza: ma cosa sta succedendo? Dove sono i padroni che hanno licenziato il mio vicino di casa? Come mai hanno chiuso la fabbrica dove lavorava mezza città e la produzione è finita dall’altra parte del mondo? Chi sono questi loschi figuri che indebitano Comuni e Stati e impongono ai Governi riforme che nessun cittadino ha mai voluto, né votato? Perché dobbiamo mangiare frutta e verdura importata e maturata nelle celle frigo mentre le nostra non viene nemmeno raccolta e marcisce sugli alberi? Come mai i servizi pubblici sono sempre meno e peggiorano sempre più? E perché crescono gli investimenti in armamenti e guerre, se mancano i soldi per la sanità e la scuola?

Il Public Forum del 2001, oscurato dalla violenza di quei giorni magistralmente utilizzata dai poteri forti e dai media per tappare la bocca e marginalizzare politicamente il movimento dei movimenti, fu un esercizio straordinario di elaborazione collettiva per rispondere alle domande di una comunità umana smarrita e confusa di fronte alla globalizzazione neoliberista. L’intento, riuscito, era quello di interconnettere problemi e temi per ridare un volto e delle responsabilità alla crisi, oltre che possibili soluzioni.

Oggi quella crisi si è fatta gravissima, le ingiustizie e le diseguaglianze sono aumentate senza più alcun contenimento sociale e politico, le istituzioni della democrazia rappresentativa sono in frantumi mentre la crisi climatica avanza inesorabile, rivelando senza infingimenti che il tempo è quasi scaduto. Siamo in piena sindemia ma le risposte della politica asservita alle oligarchie finanziarie ed economiche sono penosamente insufficienti, ottuse e spesso sbagliate.

Per questo, oltre che per fare memoria scevra da reducismo, oltre 30 organizzazioni e associazioni della società civile, nazionali e locali, hanno dato vita ad un progetto finalizzato a riflettere insieme alla cittadinanza, su cosa è accaduto a Genova 20 anni fa e su quali conseguenze ha avuto sul nostro presente la drammatica sottovalutazione delle domande poste dal movimento dei movimenti. In maniera trasversale si affronteranno due questioni centrali: il grave, accelerato e progressivo deterioramento dei diritti umani fondamentali, economici, sociali e culturali e naturalmente la relazione tra l’uso della forza e delle armi da parte delle forze dell’ordine e la garanzia dell’ordine pubblico costituzionale. Le iniziative di “Genova vent’anni dopo: un altro mondo è necessario” si svolgeranno tra il 18 e il 22 Luglio in luoghi diversi della città: da Palazzo Ducale, al Circolo dell’Autorità Portuale, dai Giardini Luzzati a Music for Peace. Ci saranno conferenze, tavole rotonde, presentazioni di libri, mostre, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche e un cammino urbano da Bolzaneto al centro cittadino, attraverso i luoghi simbolo del G8 del 2001 https://issuu.com/yogecomunicazionesensibile/docs/g8prog

Attivisti e attiviste del movimento altermondialista impegnati a Genova e negli anni seguenti, organizzazioni e movimenti sociali di vecchia e nuova generazione, campagne, lotte e vertenze del nostro Paese sono inoltre invitati a partecipare all’assemblea organizzata dalla rete “Genova 2021: voi la malattia, noi la cura” il 19 luglio, verso un autunno di mobilitazione e convergenza per chiedere un netto cambiamento di rotta a beneficio della comunità umane e del pianeta. Il 20 luglio dalle ore 15:00 si terrà la manifestazione a Piazza Alimonda, promossa dal Comitato Piazza Carlo Giuliani.