Risposte al questionario di Paolo Putrino

Risposte al questionario di Paolo Putrino

  1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

Sì.

  1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

Sì.

  1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

Se puntano a unire tutti i progressisti sì, ma non serve un nuovo partitino.

  1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?

Come ho detto con azioni volte ad unire e a far pronunciare le forze progressiste… che già vi sono dai 5S, PD, Leu, sinistra (Rifondazione, Verdi, se ci stanno) … movimenti.

  1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

Considero utile avere più sedi di confronto ed elaborazione sui temi della cura e dei diritti.

5 RISPOSTE PER DISEGNARE INSIEME LA SOCIETA’ CHE VOGLIAMO

5 RISPOSTE PER DISEGNARE INSIEME LA SOCIETA’ CHE VOGLIAMO

La Società della Cura (SdC) è l’alternativa al mondo immaginato dal neoliberismo e attuato negli ultimi decenni. L’evidente inefficacia dei pur numerosi e agguerriti movimenti di lotta settoriali e locali dimostra che è necessario superare la frammentazione. Abbiamo ora un’idea unificante, su cui costruire un grande movimento popolare capace di indirizzare il corso della storia verso la realizzazione di società orientate allo sviluppo umano e non all’arricchimento di pochi. Occorre che i movimenti siano capaci di superare le loro attuali pratiche, che ne fanno, con poche eccezioni, fenomeni di élite separati dal resto del popolo, e quindi impotenti, nonostante la qualità delle loro idee. Per questo è nata la SdC, frutto della convergenza di centinaia di organizzazioni e di singole persone.

Ora l’idea di “società della cura alternativa all’economia del profitto” va approfondita e articolata, perché diventi un concreto progetto politico. Si tratta di far emergere le istanze di sviluppo umano sepolte dentro tutti noi dalla pressione ideologica dell’economia del profitto, che modella sentimenti, desideri, pensieri a sua immagine e somiglianza. I movimenti sono l’inizio di una presa di coscienza che va sviluppata e approfondita collettivamente. Nessuna idea, nessuna esperienza è insignificante, la politica è affare di tutti, non di pochi specialisti1.

Questo sito vuole essere un punto di incontro e di confronto, per costruire insieme percorsi di emancipazione umana che ci portino alla società che vogliamo, la società della cura.

Abbiamo predisposto un breve questionario di 5 domande2, la quinta opzionale. Rispondete tranquillamente, con semplicità e sincerità. Pubblicheremo tutte le risposte, scrivete se volete che la vostra si pubblichi in forma anonima o se permettete l’indicazione del nome.

La raccolta delle risposte al questionario termina domenica 12 settembre 2021. Nei giorni seguenti pubblicheremo le risposte pervenute.

 

1 Vedi gli articoli sulla SdC pubblicati in questo sito.

2 Per testare le domande abbiamo inviato il questionario ad alcune persone, che hanno risposto. Visto che le strumento dava buoni risultati, passiamo ora a diffonderlo.

Risposte al questionario di Paolo Putrino

Risposte al questionario di Claudio Culotta

  1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

Credo che sia utile e necessaria. Gli inconvenienti che denunciamo penso che siano inerenti allo strapotere delle esigue minoranze degli ultra ricchi a livello globale. Pur costituendo delle esigue minoranze, gli ultra ricchi riescono a far prevalere i propri interessi, condizionando le scelte politiche degli stati e degli organismi internazionali. A questo si aggiunge che molti, pur non essendo ultra ricchi, non sono disposti a rinunciare ai privilegi che comunque hanno rispetto alle moltitudini di chi è ancora meno ricco, o addirittura povero o poverissimo. Su questo fa leva il populismo. Inoltre ci sono molte persone che credono nella “meritocrazia” e quindi nella libertà che ciascuno avrebbe di provare a migliorare, con l’impegno personale, la propria condizione economica

  1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

Penso che l’aspetto negativo non sia il profitto in sé, quanto la tendenza alla massimizzazione del profitto, anche a scapito di esternalizzazioni negative, quali i danni all’ambiente, alla dignità dei lavoratori e alla salute di tutti. L’idea della cura non mi sembra che si possa definire come alternativa rispetto a quella del profitto. Piuttosto è alternativa al comportamento di chi, pur di massimizzare il proprio profitto, è disposto a danneggiare gli altri o l’ambiente. Inoltre l’idea della cura, intesa come lavoro in cui prevale il “valore d’uso”, può essere alternativa al lavoro salariato, in cui prevale il “valore di scambio”.

  1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

Sì, lo ritengo giusto e condivisibile, anche se credo che sia sempre necessario essere disposti a confrontarsi apertamente con chi la pensa in modo diverso. Ad esempio con chi pensa che la libertà (compresa quella di iniziativa economica) abbia più valore dell’equità, o che il benessere economico – se è il risultato dell’impegno personale e quindi del “merito” – sia sempre legittimo.

  1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

Sì, sono interessato. Dal punto di vista contenutistico, spero che ci sia sempre la disponibilità di ascolto reciproco, anche quando vengono proposte idee apparentemente troppo divergenti rispetto a quelle della propria tradizione politico-culturale. Mi riferisco, ad esempio, alla difficoltà di dialogo che si riscontra talvolta tra chi proviene da una matrice politico culturale di sinistra e sindacale, rispetto a chi invece sostiene idee che appartengono alla cultura della decrescita.

  1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

Secondo me alcuni temi non hanno ancora trovato spazio sufficiente all’interno della discussione della società della cura. Uno è il tema della decrescita, cioè la riduzione selettiva e controllata della produzione e dei consumi di molte merci, soprattutto in alcune aree del mondo (ma comunque, seppur in misura minore, in tutto il mondo).
Un altro punto sul quale, secondo me, c’è ancora insufficiente consapevolezza è quello dell’assoluta priorità della questione climatica e ambientale. La riduzione della CO2 non va intesa solo come riduzione delle emissioni di CO2 (sviluppo sostenibile), ma come riduzione dello stock di CO2 presente in atmosfera. Per questo credo che sarebbe necessario dare maggior spazio ai movimenti agroecologici (salvaguardia del suolo fertile, che potrebbe sequestrare grandi quantità di CO2, ma che è minacciato dall’agroindustria) ed anche alla proposta (sostenuta, che io sappia, da Stefano Mancuso) di piantare nei prossimi anni mille miliardi di alberi a livello mondiale.

Risposte al questionario di Paolo Putrino

Risposte al questionario anonime

  1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

La domanda, posta ad un interlocutore (io) che nella società attuale si trova in posizione di privilegio, rende difficile una risposta che non sia sostanzialmente ideologica. In altre parole: “la mia realtà, in termini di collocazione sociale, amicizie, grado di cultura etc. non mi appare sostanzialmente negativa. Anzi. Mentre la realtà esterna, a partire dalla ferocia in cui vive una parte enorme dell’umanità (ferocia che io non sperimento ma che riesco ad immaginare e condannare), mi appare obbligatoriamente migliorabile”. La parola “obbligatoriamente” nasce dall’osservazione di quanto è stato fatto nel passato per rendere migliore la vita di un numero sempre maggiore di persone. Ritengo d’altra parte che questa prospettiva, sostanzialmente ottimistica, debba scontrarsi con la “potenza di fuoco” di chi da quel miglioramento non trarrà la conferma del suo stato attuale di privilegio. Sugli altri abitatori del pianeta sono pieno di curiosità scettica (il lupo e l’agnello), condita di strane visioni di un futuro possibile in cui sarà espulsa la violenza anche dalla natura; con buona pace di chi ritiene la natura intrinsecamente buona.

  1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

Rispondo di sì a entrambe le domande.

  1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

Il numero di persone potenzialmente favorevoli alla società della cura rappresenta la stragrande maggioranza dell’umanità. La forma del partito non è, a mio modo di vedere, capace di trasformare quella maggioranza potenziale in maggioranza effettiva. Penserei alla società della cura non come ad una forza organizzata ed individuata in maniera simile ad un partito tradizionale (con la necessità di affannarsi a mostrare in quanto ci si distingue dagli altri “concorrenti”), quanto piuttosto come ad una sorta di “massoneria” che si infila dappertutto (come quella là, che di efficienza ne ha dimostrato un mucchio); forse un riferimento meno urticante potrebbe essere quello ad una realtà come sant’Egidio,

  1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

Sono interessato, a patto che la convergenza sia “parallela” (grande Aldo Moro, che utilizzava concetti di geometria non euclidea). La convergenza, tout court, di soggetti anche quasi totalmente concordi ha provocato l’implosione del PD. Rimanere diversi e scoprire le proprie affinità è meglio che sposarsi e scoprire le proprie reciproche incompatibilità. Per essere più espliciti penso alla varietà delle posizioni del mondo cattolico; alla incompatibilità su alcuni temi tra mondo cattolico ed una parte del mondo laico; alla potenza che si potrebbe raggiungere su alcuni temi non divisivi (dignità della persona, “non fare parti uguali tra disuguali”, lotta contro il neo liberismo, pacifismo ed internazionalismo..)

  1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

Verranno con il tempo. Per adesso ho già fatto abbastanza fatica a rispondere alle precedenti domande.

Risposte al questionario di Paolo Putrino

Risposte al questionario di Marco Parisi

  1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

Direi che è una idea necessaria nel momento in cui l’esistenza delle persone e degli abitanti di questo pianeta risulta essere prevalentemente un esperienza negativa fondata su valori discutibili. Sicuramente bisognerebbe cercare di cambiare qualcosa di fondamentale, quindi i valori che modellano un sistema che riproduce e reitera in modo abnorme gli “errori”. E’ soprattutto un problema di “radici”, di “metabolismo” (misura-qualità-quantità-tempo), di “ambiente e relazione”… di senso delle cose.

  1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

Non so se “cura” come termine sia adeguato, non mi convince del tutto ma comunque condivido il senso del discorso che si sta cercando di portare avanti. Preferisco forse “vecchie parole” come socialismo, ecologismo e ambientalismo, comunismo e comunitarismo, emancipazione, libertarismo o anarchia, nichilismo, antispecismo, soprattutto in alcune loro declinazioni. 

  1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

Si può provare a vedere cosa viene fuori. Finché c’è vita c’è speranza. Centri di aggregazione sociopolitica intorno a determinati valori e qualche forma di organizzazione ci vogliono. Il problema è trovare il modo di progettare e di fare crescere  una o più realtà senza mettersi reciprocamente i bastoni tra le ruote, usando il tempo e le risorse in modo costruttivo e utile. Facendosi capire e capendo. Non è facile “mediare” tra la complessità e la semplicità, tra i tempi individuali e quelli collettivi, tra stato delle cose ed idee.

  1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?

No so. Forse sì, in particolar modo se  la maggior parte dei miei “compagni di strada e di lotta” aderissero e si concentrassero in quel tipo di percorso. In generale faccio fatica ad entusiasmarmi ed anche a condividere tutte le analisi soprattutto in termini di metodo effettivo e teorico. A volte penso che dovrei iscrivermi a Rifondazione oppure a Potere al Popolo ma ho delle riserve importanti in tutti e due i sensi. Credo che comunque sarebbe importante e fondamentale… primario… costruire dei comitati politici territoriali capaci di discutere ed attivarsi in vario modo sui temi sociali, politici ed ambientali e di aggregare le tante anime sparse della sinistra orfana o mezza orfana, critica o mezza critica…

  1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

Fate questionari, discuteteli, ragionateci e magari poi raccontateci qualcosa.